Author: fabio.castronuovo (12 Articles)
Project Manager con esperienza pluriennale nella gestione di progetti sia in ambito organizzativo che tecnologico, con particolare interesse nella gestione di progetti di knowledge management ed enterprise 2.0
(Miles Davis era un project manager agile!)
Siamo in un periodo di grande trasformazione, la mole enorme di dati in gioco nei processi decisionali, la trasformazione dei modelli organizzativi, la crisi del modello economico rendono indispensabile identificare e ottimizzare le modalità di accesso alle informazioni e le metodologie di organizzazione.
Le tecniche di Project Management ,in particolare, risentono del periodo di transizione e della grande dinamicità e variabilità dei fattori che influenzano tutte le fasi di un progetto.
Il classico e ben sperimentato modello Waterfall appare in tutti i suoi vincoli e rigidità, non rendendo possibile una gestione flessibile del progetto, arrivando spesso alla consegna di un progetto con extra effort e corse finali per recuperare il gap accumulato nello svolgimento del progetto.

Figura 1 Es di project management waterfall da www.agile-software-development.com
Le metodologie di management agile rispondono meglio sicuramente ad ambienti, dove le specifiche siano poco chiare e molto variabili, dove ci sia un’alta variabilità delle priorità e una coesistenza continua di evoluzione e manutenzione.
Un’implementazione Agile può essere davvero molto difficile da implementare poiché la tentazione di ricadere sulle metodologie waterfall può essere un fattore rassicurante.
Nella mia esperienza sia come project manager sia come musicista jazz ho notato diverse convergenze nelle tecniche d’improvvisazione jazz e nelle migliori pratiche di gestione agile.
In quest’articolo vorrei concentrarmi solo su alcuni aspetti che estenderò in maniera più articolata attraverso la progettazione di un workshop dedicato.

Figura 2 Agile Development software Cycle da cochinsoftware.com
Gli aspetti che mi sembrano in prima analisi più interessanti da valutare per la convergenza e da cui project management può trarre il maggior beneficio sono
• La gestione degli errori nel jazz
• L’organizzazione e la gestione del gruppo di musicisti
Prima di addentrarmi nell’analisi delle convergenze cercherò di descrivere, impresa ardua, in poche righe il significato di improvvisazione jazz.
Il luogo comune sull’improvvisazione Jazz è quello di identificare spesso i musicisti jazz con la formula di genio e forma inarticolata basata solo sulla sensazione del momento.
Niente è più lontano dalla realtà di questa similitudine, il processo di improvvisazione jazz (ma anche quello classico utilizzato dai grandi compositori come Bach) è basato sulla gestione flessibile della complessità.
La domanda è “qual è lo scopo ultimo del musicista jazz attraverso l’improvvisazione?”
Sicuramente lo scopo principale può essere identificato nella creazione di materiale musicale, a volte anche in maniera sorprendente per lo stesso musicista che lo genera, attraverso un processo di creazione istantanea , singolare nell’interazione con gli altri membri del gruppo e con il pubblico.
Appare evidente come in questo processo sia intrinseco un alto rischio di fallimento ed errore, ma è proprio attraverso il potenziale fallimento che spesso si rivelano le vere potenzialità dell’apprendimento e del riutilizzo delle best practice di gestione della criticità.
Il rischio insito nell’improvvisazione tende spesso a far rimanere su territori ben conosciuti, cercando di ripetere i casi di successo in precedenza esplorati. Questo tipo di approccio ha diversi difetti, primo fra tutti il ripetersi dell’atto creativo che finisce per renderlo sterile e non più sorgente di emozione prima di tutto per il musicista e quindi per l’audience che lo ascolta.
Altro aspetto importante è che il musicista non è mai lo stesso a distanza di tempo e non è la stessa la situazione di tensione spirituale fra i membri del gruppo e la relazione con il pubblico.
“I cannot say what I think is right about this music; I only know the “rightness” of it. I know it when I hear it. There is a release, a flowing out, a fullness to it that is not the same as richness or musicality. I can talk about it in this way because I do not feel that I “created” this music as much as allowed it to “emerge”. It is this emergence that is inexplicable and incapable of being made solid, and I feel (or felt) as though not only do you never step in the same river twice, but you are never the same when stepping in the river. The river has always been there, despite our polluting it. – Keith Jarrett”
Anche all’interno delle organizzazioni spesso c’e’ la tentazione di ripetere esperienze di successo in modo da limitare il rischio, l’apprendimento nelle organizzazioni tende a orientarsi verso routine predeterminate e predefinite ecco appunto il rischio di rientrare in pattern ben consolidati come quelli delle tecniche di project management waterfall.
Eppure il mercato, le persone cambiano in continuazione ormai a livelli incredibilmente veloci contrastando con questa tendenza al riutilizzo di materiale predefinito e predeterminato.
Rientrare su pattern predefiniti limita sì il rischio ma non riesce a sfruttare in pieno le opportunità di rigenerazione che potrebbero consentire una gestione innovativa del processo.
Per saper gestire un imprevisto all’interno di una perfomance jazzistica, il musicista deve far ricorso a tutta la sua esperienza (ed entra in gioco su questo punto tutto un tema legato all’apprndimento) e a tutta la sua leadership per guidarlo fuori dall’empasse, portandolo verso nuovi scenari musicali.
Paradossalmente il momento dell’errore all’interno di un’improvvisazione jazz è quello che può realmente portare a innovare e rivoluzionare la musica che è prodotta dal gruppo. E’ naturale che per raggiungere questo risultato occorra avere strutture minimali che garantiscano il massimo della flessibilità, ma le strutture devono essere presenti e devono saper garantire un livello di risposta alto e veloce alle sollecitazioni che provengono da un momento di rottura quale l’errore oppure un evento esterno che influenzi la performance.
E’ incredibile la quantità di esperienza e la mole di dati che sono elaborati in uno di questi momenti da un gruppo jazz, e quanto una figura di leadership forte, ma non deterministica possa orientare il comportamento della struttura.
E’ un fattore noto come la risposta ad eventi stressanti spesso generi una risposta che ricade in situazioni ben conosciute e risposte già preconfezionate, questo diventa un ostacolo spesso insormontabile nell’innovazione e nel fattore competitivo di un’azienda.
Questo ci porta verso il secondo punto, la gestione del gruppo jazz e ad un suo possibile riverbero sulla gestione del team di lavoro agile. I grandi musicisti jazz spesso in maniera deliberata si pongono o pongono il gruppo in situazioni terribilmente stressanti e innovative per costringere il loro pensiero musicale a non percorrere sentieri noti.
Miles Davis durante tutta la sua carriera ha cambiato direzione alla sua musica un numero imprecisato di volte. Ascoltare l’interpretazione di un brano, in periodi storici differenti, da parte di un gruppo di Miles è un’esperienza unica, si riesce a vedere lo spirito del musicista e lo spirito del tempo che riescono a ridisegnare lo stesso brano rendendolo sotto prospettive e luci completamente diverse.
L’organizzazione e le dinamiche del gruppo sono sempre diverse, le tecniche di comunicazione hanno elementi in comune, le strutture di base del brano sono degli invarianti.
Un esempio su tutti è fornito dal brano i fall in love too easily, è praticamente impossibile contare le volte che Miles l’ha eseguito dal vivo dal 1963 al 1970, probabilmente un numero che supera le 40 volte ogni volta rivivendolo senza preconcetti e stereotipi legati a precedenti esperienze di successo.
Musicisti diversi, atmosfere diverse, non esiste alcuna tentazione di replicare un effetto conosciuto per affrontare la performance. Eppure i risultati sono tutti ottimi e di grande innovazione, di anno in anno si modificava lo schema organizzativo del gruppo per affrontare l’idea musicale in maniera sempre innovativa.
Esempi di questo tipo di approccio sono facili da trovare nella storia del jazz, i grandi capolavori della storia di questa musica vengono spesso da momenti di rottura di consuetudini e sentieri conosciuti.
Bisogna fare attenzione nel cercare di capire cosa rende questo tipo di approccio vincente piuttosto che fallimentare o addirittura nocivo.
Prima di tutto la consapevolezza del team e del livello di discontinuità che può affrontare. Miles Davis aveva una grande consapevolezza del gruppo, cercava i musicisti adatti per gestire le discontinuità e le sfide che dovevano essere in grado di gestire.
La discontinuità non era gestita come un fattore gratuito, ma era supportata spesso dalla creazione di nuovo materiale che portava gradualmente i membri del team a superare i propri limiti in maniera inconsapevole.
Miles da grande leader lasciava che l’iniziativa fluisse libera dai componenti del gruppo limitandosi spesso a fornire il materiale su cui gli altri membri del gruppo si potessero appoggiare per iniziare la costruzione di qualcosa di molto più grande o a rifocalizzare l’attenzione su spunti musicali interessanti che emergevano durante la perfomance.
Un esempio su tutti è fornito dal disco A Kind of Blue ,un disco registrato senza prove. Miles Davis arrivò in studio provocando i suoi musicisti con delle composizioni minimaliste ed innovative molto diverse dalle forme precedenti, lasciando fluire le idee e costruendo intorno a questo canovaccio un disco che è stato innovativo, dirompente ed ha modificato il modo di concepire il jazz.
Da questa breve analisi è possibile vedere come all’interno della gestione di un progetto sia fondamentale avere un approccio positivo alla gestione del rischio e dell’errore, utilizzando i momenti di errore come potenziali fonti di nuovi spunti d’innovazione, arricchendo la fiducia e la consapevolezza dei componenti del team. Allo stesso modo una competenza provocativa del project manager, attraverso la proposizione di nuovi processi e nuovi materiali può portare i componenti di un team agile a superare i propri limiti ed a gestire in modo innovativo un problema che sicuramente poteva essere risolto con tecniche convenzionali ma senza riuscire a portare alcun contributo in termini di crescita professionale ed innovativa del team di lavoro.
Andrebbero approfonditi molti altri aspetti di similitudine, come l’organizzazione dell’apprendimento, ed il modello di learning agile che attraverso una continua interazione tra esperienza ed approccio sperimentale che portano ad interiorizzare la conoscenza in una modalità sovrapponibile a quella che guida il musicista jazz a rielaborare la propria conoscenza durante l’atto improvvisativo.
Tutti questi aspetti e la gestione dei flussi di comunicazione in un progetto agile saranno oggetto del workshop.
Scaletta Workshop
Intro – Live music
1 – Il nuovo contesto di Business (15 min)
• Breve descrizione dell’alta’ variabilita’ e flessibilita’ richiesti dal nuovo modello di business.
• Numeri – il fallimento del waterfall (% di overbudget e overtime)
• Roadmap evoluzione project management
• Cardini Agile Management
2 – Perche’ il jazz come metafora dell’agile ( 20 min)
• La natura dell’improvvisazione
• Descrizione dei gruppi jazz come sistemi adattivi complessi (CAS)
• Jam Sessions Vs Concerti Jazz organizzati
• Calling a Tune (Leadership Dynamics)
• Collaborations
Live Music (5 min)
3 - Gestione Team Jazz – Agile (4 aspetti della tecnica dell’improvvisazione Jazz) 20 min
• Competenza provocativa – Effort intenzionale per interrompere le pratiche ricorrenti e ripetute
• Trattare gli errori come momento di apprendimento (L’estetica dell’imperfezione)
• Strutture Minimali per permettere il massimo di flessibilita’
• Aspettare il proprio turno per il solo ed accompagnamento.
• Miles Davis Esempio di Project Management Agile ( A tune fall in love too easily)
• Implicazioni in ambiti organizzativi
4 – Casi ( 15 min)
Un disco Agile A Kind Of Blue
Progetti Agile alcuni casi di successo
5 – Obbiettivi e Conclusioni/Idee Open Discussion (15 min)




Bella serata,
resoconto e paralleli calzanti, grazie Fabio e grazie a tutti i partecipanti che hanno portato valore alla serata stessa!
Spero ne farete altre!
Ciao Francesco, si per il momento ne abbiamo pianificata una con ToscanaIN il 19 Aprile, appena ho la conferma pubblico i dettagli dell’intervento