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Formazione

Gioco di lenti avvicinamenti all’obiettivo

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Author: Mina Distratis (6 Articles)

Sociologa delle organizzazioni, dal 2001 è consulente e ricercatrice sui temi del knowledge management (KM), della tecnologia integrata al sistema sociale, degli spazi di lavoro, dell’analisi e progettazione organizzativa.

Coaching… Qualche tempo fa qualcuno ha provato a spiegarmi cos’è il coaching. Difficile da spiegare. Difficile da capire. Allora, su consiglio di Irene (Morrione), ho “assaggiato” il coaching e ho subito capito che qualcun altro me ne aveva già parlato. Ma non mi parlava di coaching. Mi parlava del signor Repetto e di quanto i suoi consigli fossero stati importanti per… individuare e colpire il pallino. Perché a volte è necessario l’aiuto di qualcuno per vedere bene il pallino, per distinguerlo dalle altre bocce, per imparare le tecniche, per improvvisare tiri nuovi, o semplicemente per crederci.

Grazie a Paolo Pallante                 per la calzante metafora (Pallante, Da Piccolo Giocavo a Bocce, 2007)

* * * * *

Quell’anno, il 1984, mentre Carl Lewis eguagliava il primato di Jessie Owens vincendo quattro ori alle olimpiadi di Los Angeles, io e la mia famiglia si partiva spediti e luccicanti alla volta della Val d’Ayas, sommersi dalle valige di mia madre, dalle piccozze di mio padre e dai capelli di mia sorella.

Io? Io portavo i dubbi.

E i panini.

Panini e dubbi.

Un vero rivoluzionario.

Millecinquecentosettanta metri sopra al livello del mare, la Valle D’Ajas termina la sua corsa concedendosi al Monte Rosa, un enorme elefante di ghiaccio che dorme appoggiato sui ricordi di una terra bella e di poche parole.

Qui, con la spensierata tranquillità che accompagna sempre le grandi scoperte,  accadde qualcosa che mi cambiò la vita.

Entrai a far parte della squadra di bocce dell’hotel Monte Rosa.

Capitano, il sig. Repetto…e moglie.

Era un uomo favoloso, il sig. Repetto e me lo ricordo con grande amore.

Era di Genova, portava sempre il cappello.

E la moglie.

Mi insegnò le tre cose più importanti della mia vita.

A giocare a bocce, mi insegnò.

A considerare sempre l’obiettivo.

Ma soprattutto mi fece capire che mai, mai è l’obiettivo a spostarsi.

Da piccolo giocavo a bocce!

Eccoci arrivati.

Gioco di lenti avvicinamenti all’obiettivo, mi diceva.

Chiede, il gioco delle bocce, precisione forza d’animo e coraggio.

Si, coraggio.

Siamo io e il pallino, il pallino e me…sarà pure di legno ma…mi guarda con aria di sfida, il bastardo!

Tenta di innervosirmi, ma si illude.

E così mi preparo, sono concentrato, i muscoli ben sciolti, le dita tranquille.

Il pubblico, quello delle grandi occasioni, aspetta il lancio… ed eccolo.

Ecco il mio lancio.

La guardo andar via, rotolare sicura di sé, prima veloce quasi spedita al ritmo di samba, poi lenta sempre più lenta,  arrancando fino a fermarsi.

Toc. Un colpo da maestro!

E la vita, dico io, non è uguale la vita?

Devi avere i colpi, nella vita.

Certo non starò qui ad insegnarvi cos’è la vita, non io, ma per me è uguale a un maledetto gioco di carambole e rinterzi.

Chiede, la vita, precisione forza d’animo e coraggio…ahi se chiede coraggio.

Il problema è quando anche nella vita cominci a tirar le bocce a caso perché non vedi il pallino, non vedi il pallino!

Sarà coperto dalle bocce di qualcun altro.

La vita è piena d’avversari.

Gioco di lenti avvicinamenti all’obiettivo, la vita è tutta qua.

Basta trovare il pallino e tentare d’avvicinarsi il più possibile!

P. Pallante, Da Piccolo Giocavo a Bocce, 2007

Discussione

2 commenti per “Gioco di lenti avvicinamenti all’obiettivo”

  1. Una bella storia, una bella lettura istruttiva. Io ho pensato al mondo del lavoro, passione e tormento per me come me molte persone in questo difficile momento. Ho imparato che nella vita non esistono compiti difficili: il problema è che la maggior parte delle cose che avvengono in azienda come nelle associazioni o nei progetti della vita, hanno a che fare con le emozioni. Una persona che t’aiuti a mettere a fuoco la lente, che ti indichi una metodologia per avvicinarti al pallino, tende a far emergere le potenzialità degli individui a vantaggio di un obiettivo da sviluppare o di un risultato da ottenere.

    Posted by Antonio Oliva | aprile 14, 2010, 08:14
  2. volevo ringraziare Mina per lo spunto.
    Come Coach professionale mi sento di aggiungere che, oltre alla bella metafora fornita dal gioco delle bocce, ci sarebbe da aggiungere una serie di cose.
    Quella (una) che mi piace esplicitare qui è che le persone che iniziano a giocare la partita di bocce non sono più le stesse alla fine della partita.
    Non cambia solo “il giocatore” ma cambia proprio tutta “la persona”.
    E’ nella gestione di questo cambiamento, inconsapevole per i giocatori ma continuo ed inarrestabile che, a mio modesto modo di vedere, trova “senso” il mio lavoro.
    Tecnicismi a parte …
    Grazie per l’opportunità di contribuire.
    Vittorio Balbi
    Roma

    Posted by vittorio balbi | settembre 30, 2010, 09:59

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